Immagine della settimana

Quando bruciano le città d’Europa

I disordini e il caos nelle strade di Parigi diventano un monito. Vediamo persone che manifestano. Vediamo la nostalgia di una vita migliore. Una fotografia è stata trasformata in un acquerello mediante l’IA.
Foto generata con IA

Sono immagini sconvolgenti che scorrono attraverso i social media. E ci si stropiccia gli occhi. Può essere che in Europa brucino davvero le città? Può essere che gli stati democratici con la loro politica arrivino ai loro limiti?

Le immagini che ci raggiungono fanno paura. La violenza sembra avvicinarsi, la vita quotidiana diventare più insicura. Si prepara da anni: accoltellamenti che accadono all’improvviso. Persone spinte sui binari. Inermi coinvolti in conflitti violenti e che ne riportano danni.

E naturalmente la cosa più illogica di tutte: manifestazioni violente causano danni materiali per milioni, che alla fine deve sostenere di nuovo la collettività. Così lo Stato dovrà risparmiare ancora di più altrove. Il conto lo pagano dunque tutti.

Così nasce una situazione strana, quasi schizofrenica: poiché la spirale della violenza gira, l’apparato di polizia deve essere potenziato. Poiché in Europa c’è la guerra, servono spese militari più alte. E si risparmia proprio sull’istruzione, sul sostegno alle famiglie socialmente più deboli e sulle prospettive future di un’intera generazione.

Dietro a tutto questo c’è in fondo il desiderio di un cambiamento positivo e di una prospettiva migliore. Allo stesso tempo si può chiedere: da dove dovrebbe venire?

Perché nasce da un certo atteggiamento mentale. Ma come fanno la giovane generazione, ma anche noi adulti, a trovare un atteggiamento che metta al centro il futuro, il bene comune e una certa disinteressatezza?

Autolimitazione – un tema decisamente poco attraente. Autocontenimento come controproposta a un egoismo spietato. Da dove dovrebbe venire?

Non cade dal cielo. E allo stesso tempo scaturisce almeno anche da quella dimensione spirituale il cui significato le democrazie stanno proprio facendo fatica a riconoscere. Perché alla fine, la questione di Dio probabilmente non possiamo proprio evitarla.

Più si cerca di separarla dalla vita sociale e di tabuirla nella quotidianità, più insoddisfazione e forme estreme di comprensione della religione sembrano farsi di nuovo strada.

Con queste domande voglio invitare a una riflessione comune. E in questo non escludo me stessa, ma riconosco e assumo anche la mia responsabilità.

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